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Tutelare l’ambiente è un gesto patriottico

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Il fallimento della sinistra sulle tematiche ambientali

La sinistra da tempo si è appropriata velocemente e ferocemente delle tematiche ambientali creando un ambientalismo “a sua immagine e somiglianza” e facendolo passare come “ecologismo universale”: pro-LGBT, pro-immigrazione, femminista, europeista e globalista, con l’intenzione di attirare voti da un sempre più grande e consolidato elettorato verde: gli stessi Verdi in Italia, da nascere come lista indipendente negli anni ‘80 si sono svenduti poi a Prodi e alla sinistra, fino a quando il suo elettorato ha impedito loro di mandarli in Parlamento nel 2008, facendo tramontare il sogno di una Rivoluzione Ecologista. Un programma che non è stato possibile per colpa di chi ha voluto farli avvicinare troppo a uno schieramento politico, dimenticando che la tutela dell’ambiente non è solo a sinistra!

L’avvento di Greta Thunberg

Nel 2018 è comparsa sotto gli occhi di tutti Greta, una ragazzina dall’impermeabile giallo che protestava vicino al Parlamento svedese. In che modo sia divenuta così popolare non lo sapremo mai. Per pure e semplici coincidenze? Penso che basti vedere la sua famiglia: Greta Thunberg è figlia della cantante d’opera Malena Ernman, che ha rappresentato la Svezia all’Eurovision Song Contest nel 2009, e dell’attore Svante Thunberg. Due figure molto popolari a Stoccolma e in Svezia. Ispirati da Greta, moltissimi scioperi scolastici sono iniziati già da novembre 2018 ogni venerdì, portando alla formazione del Fridays for Future, di cui l’Italia è uno dei primi 3 Paesi al mondo per numero di aderenti, soprattutto giovani, ma anche molti adulti, insegnanti, lavoratori e anziani che sposano gli ideali ambientalisti. Il Movimento è sicuramente critico nei confronti della politica troppo occupata ad altri temi e non a quello tanto caro agli strikers: la giustizia climatica e il rispetto dei Governi agli Accordi di Parigi del 2015 sulla riduzione delle emissioni di gas serra.

Tutelare l'ambiente è un gesto patriottico
Greta Thunberg

L’ipocrisia del Fridays for Future

Al n.4 del regolamento del Fridays for Future si dice chiaramente che il movimento è apartitico (e non apolitico), quindi de iure non sostiene alcun partito e/o movimento politico: peccato che hanno strizzato più volte l’occhio alle Sardine, affermando che entrambi possiedono “obiettivi complementari che spesso coincidono”, invitandoli a manifestare allo sciopero del 29 novembre 2019. Per questo aspettavo, e aspetto ancora, una condanna da parte di tutti i ragazzi che sognano una protesta per il pianeta e non quella classiche spudorate manifestazioni anti-Salvini. Non penso che lui sia la causa dell’inquinamento mondiale. Lo sono invece quelli che osservavano e si commuovevano per la piccola Greta che piangeva al Parlamento Europeo e alle varie conferenze ONU sul clima.

E’ davvero utile l’antifascismo in una manifestazione per l’ambiente?

Un’altra cosa ipocrita sono i suoi continui richiami all’antifascismo e l’avversione verso i regimi totalitari di destra del secolo scorso (senza però citare quelli di sinistra). I temi messi in atto da Greta e dal suo movimento dovrebbero far dimenticare una volta per tutte il “derby” fascismo-antifascismo. Dovremmo invece essere tutti uniti noi ragazzi e ragazze, indipendentemente da che partito sostieni o da che ideologia politica possiedi, per mettere in atto efficaci proposte per una rivoluzione ecologista. Tuttavia è anche vero che i maggiori vertici del Fridays hanno capito che è impossibile far convivere, in un movimento come quello di Greta, gruppi politici che seppur ambientalisti sono diversi politicamente. E ha prevalso il gruppo di sinistra, anarchico e da salotto, che genera odio e discriminazione verso la destra, incolpandola di essere autoritaria e complice dell’inquinamento globale, cosa non assolutamente vera. Molti sono stati i casi per cui una o più persone sono state allontanate perché “di destra” o perché sono nazionaliste. E durante gli scioperi non è raro sentir cantare Bella Ciao da tutti gli studenti, che non c’entra nulla con l’ambiente. Più si va avanti, più molti ragazzi di destra e di sinistra rimangono delusi da questo Fridays, diventando come una sorta di “Gay Pride”verde dove ci si dimentica il motivo per cui si protesta e si scende in piazza.

Manifestazione per l’ambiente… o scusa per non andare a scuola?

Siamo sicuri che tutti gli studenti scendano in piazza per sostenere la causa climatica? Allo sciopero del 27 settembre il Governo Italiano giustificava le assenze degli studenti se loro avessero partecipato allo sciopero di Greta. Si vedevano fiumi di ragazzi e di ragazze in giro per le città e in televisione. Tutti pensavano che l’ambientalismo avesse trionfato tra la giovane età, e già si vedeva un futuro verde che sembrava imminente. Ma le cose non andarono così. Il Fridays non si aspettava questo successo in Italia e lanciò dopo due mesi un altro sciopero globale per il clima, che cadeva simbolicamente il 29 novembre, giorno del Black Friday, considerata una festa commerciale e consumista. L’affluenza fu decisamente minore rispetto alla manifestazione precedente, dato che stavolta il Governo non regalò alcune giustifiche per i ragazzi. Durante gli scioperi per il clima organizzati online per via dell’epidemia del COVID-19, i partecipanti a livello nazionale sono stati sempre di meno. Così si scopre chi è veramente ambientalista, anche se influenzato dalle teorie gretine, e chi invece non voleva farsi un giorno di scuola.

L’ascesa dell’ambientalismo nazionalista

Più Greta fallisce, più la destra acquista consensi. Stavolta non è più quella che secondo i media è “industrialista”, “fascista” o “razzista”, ma quella ambientalista. Si esatto! Si sta sempre più consolidando l’ecologismo nel nazionalismo, chiamato eco-nazionalismo. L’eco-nazionalismo è un tipo di nazionalismo che tende a conciliare o a far coincidere il concetto di nazione con quello di sistema ecologico. Ma la cosa bella è che non è un neologismo e neanche un’ideologia nuova: esisteva già nell’Ottocento nel nazionalismo romantico, secondo il quale grazie all’ambiente si crea la Nazione, che ha confini e caratteristiche già prestabiliti dalla storia e dalla natura: montagne, colline, fiumi, laghi, foreste e boschi. Il nazionalismo ecologista si è manifestato ad esempio per rendere la Nazione autonoma sotto il profilo energetico e delle materie prime.

Tutelare l'ambiente è un gesto patriottico

Quando l’ambientalismo liberò i popoli dall’oppressione comunista: esempio per il futuro!

L’eco-nazionalismo non è come l’ambientalismo da salotto di Greta: è concreto, pragmatico, esalta veramente l’amore per la Nazione e per il suo territorio: si è manifestato negli anni ‘90 nelle Repubbliche ex-sovietiche all’indomani dello scioglimento dell’URSS. Da decenni Mosca sfruttava le risorse delle sue Nazioni federate rendendo i suoi popoli più poveri e dipendenti. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica cercarono veramente di essere indipendenti soprattutto a livello energetico, promuovendo un uso sostenibile delle risorse, tutelando l’ambiente e il paesaggio. Se non fosse stato così, sarebbero di nuovo stati dipendenti dalla Russia! Per questo dobbiamo essere ottimisti, e essere nazionalisti senza vergognarci di essere ambientalisti! Amare l’ambiente significa amare anche il suo ambiente e il suo ecosistema. Ci libereremo di nuovo da una sinistra ipocrita, globalista e parassitaria, che fa “a sua immagine e somiglianza” l’ambientalismo al servizio dei potenti.

 

Patria & Ecologismo

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