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Obamagate: il capovolgimento del Russiagate?

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Indagini, storie, depistaggi, tentativi di incriminazione: ecco cosa non è chiaro, e cosa non viene lasciato passare tra le notizie del mainstream.

Cosa si intende per Russiagate?

Il termine Russiagate si riferisce all’inchiesta giudiziaria nata negli Stati Uniti per mano di cariche istituzionali riconducibili al Democrat Party americano e alle figure di spicco del partito in questione.

Le figure chiave sono l’ex direttore dell’FBI James Comey e l’ex direttore del National Intelligence James Clapper, niente di meno che Hillary Clinton, Joe Biden, e diversi altri, spesso citati dai repubblicani pro-Trump come artefici della teoria, che pone in oggetto la cospirazione sull’attuale amministrazione Trump e sul presidente stesso, secondo cui il Cremlino colludeva con le elezioni presidenziali in favore dell’allora candidato repubblicano Donald Trump.

Perché è necessario sapere cos’è il Russiagate per comprendere l’Obamagate?

Comprendere il Russiagate è funzionale alla comprensione dell’Obamagate e allo sviluppo di riflessioni congrue e chiare.

L’Obamagate (imbrattato dai rotocalchi di sinistra come “teoria del complotto”) inquadra come protagonisti gli stessi personaggi perseguiti (e perseguitati) dal Russiagate: in primis l’ex generale ed ex Consigliere per la sicurezza nazionale Flynn, e parallelamente il presidente Trump con i vari tentativi (fallimentari) di Impeachment. Flynn, conosciuto fin troppo bene per le sue posizioni anti-Clinton e anti-Obama e per le sue inconfutabili prove contro Obama e contro i tanti membri del “deep state”, finì immediatamente nel turbolento occhio del procuratore Muller, e sotto i colpi di forti ondate mediatiche, che lo vedono dimettersi con meno di un mese di mandato da Consigliere per la sicurezza nazionale. Nel dicembre 2017 Flynn, con non indifferenti pressioni, si dichiara colpevole di aver mentito all’FBI in merito a una conversazione tenuta tra lui e l’ex ambasciatore russo Kislyak in servizio a Washington, che trattava di sanzioni e contenziosi tra USA e Russia (Logan Act del 1799). Tuttavia, l’intera inchiesta si è dissolta con le conclusioni di Muller sulla mancanza di prove sulla collusione tra i due paesi, esponendo l’intera inchiesta priva delle sue vesti: un tentativo di mandare Trump via dalla Casa Bianca.

Obamagate: il capovolgimento del Russiagate?

Qual è stata la linea di difesa dei russi?

Nelle udienze a porte chiuse è stato scoperto come non ci fosse nessuna prova che né Trump, né i suoi collaboratori, avessero avuto contatti con i russi. La difesa arriva anche da parte di Putin, contro le accuse mosse verso di lui da parte della stampa che ha per filigrana la D cerchiata.

Ha riscosso notevole visibilità mediatica la nota intervista fatta a Putin dall’orchestrata Megyn Kelly, laddove il presidente russo più volte si è trovato a spiegare l’infondatezza di accuse fatte su “impronte digitali” (su cui ha ironizzato chiedendo se fossero impronte di zoccoli) e “indirizzi IP”, in un presente dove gli hacker da ogni parte del mondo possono “far apparire come un criminale anche un bambino di tre anni”.

Cosa non è ancora chiaro dell’Obamagate?

La questione Obamagate ha molti lati oscuri creati durante il periodo compreso tra l’elezione del presidente Trump e l’inizio del suo mandato (in ordine cronologico: 9 novembre 2016-20 gennaio 2017), periodo in cui Obama resta ancora in carica.

È su questo arco temporale che sorgono leciti dubbi (specialmente conoscendo la doppia faccia della medaglia di Obama guerrafondaio/Obama insignito di premio Nobel per la “pace”), e sulla figuraccia che farebbero i personaggi del Democrat Party (e non è esente da brutte figure anche il partito citato).

Non è casuale il fatto che il monopolistico mainstream non tratti questo argomento preferendo il silenzio, oppure che, a tratti, si vedono comparire elzeviri pluridecorati dal nuovo ordine baccagliare con monotona veemenza il solito copione della già conosciuta rappresentazione teatrale di “è una teoria del complotto”.

Come nasce l’Obamagate?

Le accuse lasciate cadere nei confronti di Flynn, da parte del giudice Sullivan, hanno consentito il capovolgimento della parte incriminata, dall’amministrazione Trump agli orchestrati e prezzolati “dem” in questione.

L’assunzione di Flynn (l’uomo più preparato sui misfatti targati “dem” e “amministrazione Obama”, sul “deep state” e sui suoi “filantropi”, sulle reti di finanziamento da parte dell’amministrazione Obama verso gli Jihadisti e così via) nell’amministrazione Trump ha fatto tremare, in modo non indifferente, quelle persone che, con belligeranza, hanno costruito ab-nihilo una storia che ha come base i contenuti di diversi documenti segreti.

Il giorno in cui sono stati desecretati i documenti da Richard Grenell (direttore della National Intelligence), sono stati resi noti i nomi dei soggetti che, nel periodo di transizione elezione-mandato dell’amministrazione Trump, hanno richiesto e ottenuto quei documenti segreti, con lo scopo doloso di depistare la nascente amministrazione: Joe Biden, l’ex ambasciatore all’ONU Samantha Power, l’ex ambasciatore a Roma John Phillips, l’ex direttore della CIA John Brennon, l’ex direttore del National Intelligence James Clapper, e altri, in toto riconducibili al Partito Democratico.

Ovviamente, non è da escludere dai “giochi” l’ex senatrice Hillary Clinton che, con modus operandi gappista, ha mosso tutto il suo arsenale (anche finanziario) col fine ultimo di gettare fango su Trump e sulla sua amministrazione.

Conclusioni

Abbiamo compreso come un solo uomo, Flynn, cosciente e preparato in ambito di politica sommersa e lobbismo, riesca a far sudare freddo un intero sistema che si erige su matrimoni d’interesse da parte di individui, grassi speculatori e camerieri “multicolorati” che, con il modus operandi del diavolo, invocano la pace e la democrazia.

Il silenzio mediatico del mainstream e i tentativi di disorientamento di massa, che con veemenza vengono propugnati col mero obiettivo di fare comunicazione e non informazione, dimostrano assieme tutta la natura corrotta al miglior offerente, e ovviamente si sa di quali offerenti si tratta: Orwell docet.

 

Francesco Fraccacreta

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