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Confermata la concessione di credito a Tunisia e Bolivia

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Il post dell’Ambasciata d’Italia in Tunisia

Il 25 marzo 2020, alle ore 11:26, il profilo ufficiale dell’Ambasciata italiana in Tunisia, pubblica un post in cui esulta per la concessione di un credito da 50 milioni di euro alla Banca Centrale Tunisina, da parte della Cassa Depositi e Prestiti italiana.

Nel testo si specifica anche che questa somma sarà utile per supportare le aziende tunisine in un momento di crisi mondiale.

Confermata la concessione di credito a Tunisia e Bolivia

A causa delle moltissime polemiche, il post dell’Ambasciata è poi stato rimosso; non è passato inosservato, però, agli organi di stampa e quindi all’opinione pubblica, che hanno chiesto delucidazioni al Ministro degli Esteri Di Maio.

La risposta della Farnesina

Arrancante la risposta del ministero degli Esteri che spiega, con un comunicato, come i 50 milioni di euro siano a titolo di “credito di aiuto”, sottintendendo un prestito e non una donazione riferita alla crisi delle imprese tunisine per l’emergenza mondiale dovuta al Covid-19.

La pubblicazione è datata 27 marzo, e titola nel seguente modo: “Farnesina, credito Tunisia risale a 2017, sorpresi da polemiche“. Sostanzialmente nel testo si spiega come gli accordi fossero già stati fissati precedentemente e, soprattutto, come essi riguardino un prestito, quindi non una donazione.

In aggiunta a questi 50 milioni per la Tunisia, ci sono 21 milioni alla Bolivia, e 200 mila euro ad una ONG per la Somalia.

Le affermazioni di Di Maio

Luigi Di Maio ha poi dovuto prender parola circa questi fatti, data la presentazione di un’interrogazione parlamentare dei deputati di Fratelli d’Italia Donzelli e Delmastro. Il Ministro degli Esteri conferma quanto già affermato dalla Farnesina, e ne amplia il discorso, aggiungendo il fattore dell’obbligatorietà al credito.

Non si tratta né di un regalo né di un dono. Quello che il deputato interrogante vorrebbe raffigurare come una decisione estemporanea e paradossale in realtà è un processo avviato tre anni fa. Si tratta dell’erogazione di un credito alla Tunisia. [..] Il 18 marzo 2019 sono stati firmati sia l’accordo intergovernativo che il contratto di finanziamento su risorse del fondo rotativo della Cooperazione di cui Cassa Depositi e Prestiti è Ente gestore. Con l’entrata in vigore dell’accordo il versamento del prestito è divenuto un obbligo internazionale. Come nel caso della Bolivia, si tratta non di un dono ma di un credito.

Di Maio quindi, oltre a precisare che la firma dell’accordo finale avvenne nel 2019 (classico scaricabarile all’italiana), afferma anche come tale trattato fosse vincolante, quindi come il credito fosse obbligatorio.

Ma quale obbligatorietà! La risposta di Delmastro

Come spiega perfettamente Delmastro, nella risposta a Di Maio del video sottostante, i Paesi hanno il diritto di chiedere la revisione di ogni accordo in presenza di una causa di forza maggiore. La domanda sorge spontanea: una pandemia come quella dovuta al Covid-19, non è forse un motivo valido per chiedere la rescissione di tali accordi?

Questo sembra un motivo più che valido per comunicare agli altri Stati che, purtroppo, non abbiamo credito da erogare dal momento in cui stiamo anche aumentando il nostro debito, per sopperire alla crisi.

Questa è sostanzialmente la giustissima questione che pone il deputato di Fratelli d’Italia.

Il problema dunque è che agli italiani non interessa davvero se si tratti di prestiti o di donazioni. Per Fratelli d’Italia quei soldi dovevano rimanere in Patria a salvare le Pmi e i nostri artigiani.

La sommessa difesa targata Di Maio non regge

Come cita ilPrimatoNazionale, il ministro degli Esteri dovrebbe sapere che di fronte ad una pandemia subentrano cause di forza maggiore per bloccare erogazioni all’estero.

Quindi quei 70 milioni dovevano rimanere in Patria, con l’unico scopo di aiutare le aziende italiane nella ripresa; sapere infatti che la potenza di fuoco della nostra CDP è stata ridotta da prestiti che in realtà erano rescindibili, risulta essere un vera e propria presa in giro nei confronti di tanti lavoratori.

Inoltre è davvero triste che Di Maio abbia cercato di difendersi scaricando la colpa sui Governi precedenti. Sarebbe stato molto più semplice comunicare a questi Paesi che, a causa di una gravissima emergenza, non c’è stata la possibilità di onorare questi accordi. Invece, come al solito, i nostri politici hanno preferito aiutare gli altri Paesi piuttosto che i loro stessi cittadini.

Tutti i nodi sono però venuti al pettine, infatti è ora chiaro, grazie soprattutto a Donzelli e Delmastro, come il nostro Governo ci abbia traditi, raccontando bugie, utili solamente ad evitare sommosse popolari e lamentele (più che giustificate).

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